Cernia bruna  

Lo Epinephalus Guaza è un pesce di grandi dimensioni, dal corpo ovoidale, ricoperto per intero di squame cicloidi. La testa è molto grande. La bocca ha un’impressionante apertura. La mascella superiore è priva di squame mentre la mandibola, lievemente prominente, è coperta di squame piccolissime.  Ben in vista, anche se non particolarmente sviluppati, sono quattro denti caniniformi dietro ai quali ve ne sono altri più piccoli rivolti verso l’interno della bocca. Ancora più internamente, ci sono altre tre o più file di denti piccoli cardiformi.

La cernia - 1
 

La pinna dorsale è unica ed è munita di grossi raggi spinosi. Le pettorali sono ampie e tondeggianti. Anche la codale è a bordo tondeggiante.

Il colore di fondo è bruno marrone sul dorso e giallo arancio sul ventre. Sui fianchi e sulla testa appaiono un numero variabile di macchie verdi giallastre. Tali macchie spariscono dopo la morte dell’animale. La colorazione è comunque molto variabile poiché spiccate sono le doti mimetiche del pesce che assume toni più accesi o sfumati a seconda del substrato sul quale si trova.

La cernia vive in zone dal fondale roccioso a profondità variabili tra i 10 ed i 120 metri. Gli esemplari adulti vivono generalmente più a fondo, quelli giovani si possono incontrare, talvolta, anche in pochi metri d’acqua. L’avvistamento è facilitato dall’indole curiosa del pesce.

Ha abitudini sedentarie e raramente si allontana dalla propria zona di caccia dove si trova la sua tana principale ed altre tane che utilizza per tendere agguati alle prede, pesci e molluschi cefalopodi, di cui si nutre. Passa in tana gran parte del tempo e spesso esce da questa solo di pochi metri, assumendo la tipica posizione “a candela” con il muso rivolto verso l’alto. La dieta è tipica del pesce carnivoro. Le vittime, polpi, calamari, seppie, altri pesci, vengono ingoiati interi, grazie alla bocca enorme, e poi digeriti dai succhi gastrici nello stomaco.

Le dimensioni che può raggiungere sono di tutto rispetto e pongono la cernia tra le prede più ambite pescabili in Mediterraneo. Da adulta può pesare 20 o 30 chili, con pesi record dell’ordine dei 60.

La cernia è presente in tutto il bacino del Mediterraneo. Più frequente è il suo incontro sulle coste africane, del Mar Egeo, del basso e medio Tirreno, in tutte le nostre isole. Le secche rocciose isolate, profonde, spazzate da forti correnti, costituiscono il suo habitat preferito.

Un tempo era la preda prediletta dei pescatori subacquei. Ora alcune norme restrittive sono state introdotte in tutti i paesi che si affacciano in Mediterraneo per salvaguardarne l’esistenza che era stata messa a rischio dalla eccessiva pressione di pesca cui era sottoposta.

La cernia - 2

La tecnica più efficace per la cattura è comunque il palamito (coffa), attrezzo d’estrazione professionale, il cui utilizzo da parte dei pescatori dilettanti è regolamentato. Non risponde ai nostri personalissimi criteri di sportività, pertanto non ne parliamo.

La cernia può essere sportivamente catturata anche a traina. Soprattutto pescando a fondo con l’esca viva, in special modo con calamaro o seppia.

Ancor più saltuariamente, la cernia è vittima di un artificiale, sempre trainato a fondo. Non è pensabile di impostare una pescata sulla cattura di questo splendido serranide, piuttosto costituirà una gradita sorpresa mentre siamo alla ricerca di dentici e ricciole.

Le cernie, una volta ferrate, tenderanno ad intanarsi subito nel primo anfratto che troveranno, al limite in una bella prateria di posidonia oceanica. Una volta arroccata una cernia è inevitabilmente perduta e la rottura della lenza è un fatto ineluttabile. Pertanto, è fondamentale, per riuscire a concludere positivamente il recupero del pesce, forzare immediatamente la cernia per staccarla dal fondo e combatterla a mezz’acqua. Dopo la sfuriata iniziale, il pesce si farà trascinare fino alla superficie quasi senza opporre resistenza. Negli ultimi metri, la vescica natatoria, gonfiata come un palloncino dall’aria espansa, tenderà a far galleggiare il pesce che potrà essere recuperato con tutta calma mediante un capiente guadino o con il raffio, a seconda delle dimensioni.

Con l'avvento del vertical jigging si è scoperta una nuova tecnica di pesca efficace per insidiare questo prestigioso pesce. Si sfrutta la sua aggressività, forse in difesa del territorio, per catturare questo pesce, cercando di pescare prevalentemente su fondali rocciosi e molto vicini al fondo.  

Anche pescando a bolentino o a light drifting su fondali rocciosi profondi o su relitti è possibile catturare delle belle cernie. Però, tra nascondigli e lamiere taglienti, caratteristici di questi fondali, il recupero è quanto mai improbabile. Parlare di cattura fortunosa non sarebbe certo fuori luogo.

Dal punto di vista culinario, la cernia è un pesce particolarmente ricercato per la prelibatezza delle sue carni, bianche, sode e dal sapore raffinato. Si presta ad una cottura alla griglia, al forno, in zuppa.


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