Il "bravo artigano" ed il suo "monello"

di Roberto Brunotti 


Finalmente, dopo tanto attendere, riusciamo ad organizzare la prima uscita io (ISO970) ed il mio nuovo socio di barca (Snapper). Sveglia prima dell’alba e partenza. Giunto al rimessaggio, ovviamente in anticipo, girovago tra le barche ancorate su trespoli finchè un accenno di sole timido all’orizzonte mi ricorda che è ora di andare.

Arriva anche Snapper, scarichiamo tutta l’attrezzatura e nel frattempo il mezzo biforcuto fa volare la barca in aria per poi riporla in acqua e rendercela disponibile e pronta per la nostra avventura.

Carichiamo tutto e si parte.

Usciamo dalla foce che il sole non è ancora alto e il mare ci accoglie con una calma insolita per essere aprile. Sembra tutto perfetto. Ma non lo è. Io infatti devo ancora preparare la canna. Non per dimenticanza o distrazione ma semplicemente perché non lo sapevo fare, io non sono un bravo artigiano, e ho tanto da imparare. Per cui, breve sosta. Il buon Snapper, con santa pazienza, mi guida ed aiuta per eseguire il tutto con meticolosa precisione. Nodo per nodo, giro di manovella per giro di manovella. Montiamo il tutto e siamo pronti. Si riparte. Destinazione coordinate x1 y1, quelle mitiche in cui risiede e dimora il pesce d’oro, quello che tutti hanno visto e nessuno lo prende. Navighiamo spediti perché come ogni buon pescatore sappiamo dov’è che ci attende il pesce d’oro e sappiamo che non ama aspettare. Arriviamo sul posto che il sole è già alto, l’aria comincia a riscaldarsi e l’ansia di entrare in pesca anche. Ma la fretta non è mai buona amica ed il buon Snapper lo sa bene. Per cui con tutta calma ricomincia la lezione e con essa l’immersione delle lenze in acqua.


Finalmente ci siamo, siamo in pesca. Ma l’adagio “non ci resta che attendere” in questo caso non vale. Non è finita, anzi, è appena cominciata. Tra virate, accelerate, recuperi, chiusure e aperture di frizione, è tutto un da fare, senza tregua. Ma sempre con estrema e metodica calma. Snapper esegue tutto come fosse routine, con movimenti automatici, quasi come respirare, quasi come il bravo artigiano che esegue il suo mestiere, che a guardarlo tutti abbiamo pensato “e che ce vò”, ma poi a farlo è un’altra cosa.


E il mestiere, è mestiere, e quando è ben fatto da i suoi risultati. E questi non si fanno attendere. Infatti la prima canna parte, la vetta si piega, la ferrata è immediata ed il recupero ha inizio. Pochi giri di manovella per emettere la sentenza “è una palamita”. Emessa quasi con tono di sconfitta nonostante la vittoria e la conferma nel vederla salpare a bordo. 2 kg, dirà la bilancia, eppure quel “è una palamita” alludeva sconfitta. Una strana sconfitta quella che vede il duellante vincere. Ma a volte le battaglie, si sa, riservano strane sorprese.


Ed infatti la calma piatta dello strato superficiale viene interrotta dallo sciabordio delle emersioni e immersioni di delfini. Veloci e fugaci, tanto da rendermi difficile l’immortalamento digitale di quel particolare momento. Tanti delfini, come non ne avevo mai visti. A ore 9, a ore 12, a tutte le ore è un continuo di salti e spruzzi. Tanto movimento in superficie produce nel seguito una calma piatta sulle nostre canne. E per un po’, l’unica nota particolare è data da un incaglio contemporaneo che trattiene negli abissi due artificiali che avevano appena imparato a nuotare. Ma la storia, come detto, si sa, trova da sola il suo corso. E la bottega riapre. Il bravo artigiano lucida i suoi ferri, ne espone al sole di nuovi, e riprende il suo mestiere. Pochi minuti e risiamo in pesca. E di nuovo virate, accelerate, recuperi, chiusure e aperture di frizione. Tutto esattamente come prima. Quasi a voler copiarsi, quasi a voler ribadire che non c’è altro modo per farlo meglio. E il pesce d’oro lo sa. Non può esimersi. Quasi a voler confermare che in effetti no, non c’è altro modo per farlo meglio…la canna si piega, l’adrenalina riparte. Ferrata, primi giri di recupero e la sentenza è emessa. Questa è volta è Lei. Non c’è dubbio, non c’è esitazione. Ad ogni giro, ad ogni suo tentativo di liberarsi, la sentenza è confermata. E’ Lei.


Salpata a bordo, si riparte. Tutto come prima, esattamente come prima. Senza lasciare nulla al caso, senza lasciare che il caso alteri il corso della storia. Ma la storia, a volte prende strane strade. Per quanto la controlli, per quanto ti ostini a direzionarla, è sempre capace di riservarti sorprese. La canna di nuovo si piega, la ferrata è pronta e decisa e il recupero inizia. Tutto come prima. Tutto identicamente come prima. Ma stavolta, qualcosa è diverso. No, non la sentenza, quella no. Pochi giri di manovella ed è emessa “E’ Lei”. Eppure stavolta, c’è qualcosa di diverso, qualcosa che altera il corso della storia. Il recupero è lento, faticoso. Il pesce d’oro richiede più impegno. Vuole concedersi solo a chi lo merita veramente. Solo a chi gli si sa concedere con tutte le sue attenzioni. Nodo per nodo, virata per virata, giro di manovella per giro di manovella. Resiste e si oppone per quanto può, e può tanto. Il buon Snapper resiste, tra un giro di manovella e una trazione di canna, con la temperatura che sale, frettolosamente, e non per il sole ormai alto. Alla fine, è costretta a cedere, o forse ha voluto arrendersi, per rivelarsi in tutta la sua maestosa figura. Questo non lo sapremo mai. Il freddo, asettico riscontro della bilancia dirà 6.5 kg. Ma l’adrenalina…non ha peso…e i sogni nemmeno!! A presto, pesce d’oro. A quando anch’io sarò divenuto un bravo artigiano.


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