La ricerca del pesce
   
    

Tra le doti indiscutibilmente più rilevanti del pescatore di successo c’è la capacità di individuare le zone dove nella particolare situazione nella quale si trova ad agire è più presente il pesce. Intuito ed esperienza non si possono apprendere dalla lettura di un articolo, però ci sono molti segnali che se saputi interpretare correttamente possono fornirci preziose informazioni per individuare le zone migliori di pesca. Analizziamole insieme, immaginando le diverse situazioni nelle quali ci possiamo trovare ad operare.
  
 
tonno simone
IN ALTURA
E’ una delle situazioni più difficili. Miglia e miglia percorse senza vedere una pinna e intorno a noi un mare sconfinato e apparentemente tutto ugualmente deserto. Cosa possiamo fare?
 
In genere in queste situazioni si ricorre alla sostituzione delle esche artificiali, nelle dimensioni e nei modelli, alla modifica dell’assetto di pesca, distanza e profondità, magari si modifica un po’ la velocità di traina. Sono tutte opzioni possibili ma non sempre risultano efficaci.
 
C’è un’altra possibilità. Cambiare zona di pesca. Aiutati dalla carta nautica si può  cambiare versante di una secca, oppure cambiare decisamente la batimetria di riferimento. In certe situazioni può essere anche consigliabile farci guidare dall’istinto, sempre che non siano disponibili segnali oggettivi da interpretare quali gabbiani in volo o meglio in mangianza o strisciate di corrente superficiale che trasporta detriti galleggianti che possono attirare le lampughe.
 
Occhio anche alle carte nautiche, in particolare alla presenza di cavi elettrici sul fondo che per motivi invero abbastanza misteriosi sembrerebbe esercitino una certa attrazione su alcuni pesci di nostro interesse (tunnidi).
 
Anche i delfini devono essere presi in considerazione. E’ errata l’idea che costituiscano motivo di fuga da parte di tutti i pennuti della zona. Ciò può essere vero per i branchi di pesci di piccola e media taglia, potenziale cibo dei delfini. Se questi però non sono in semplice transito ma insistono in una zona perché vi si stanno cibando, allora è possibile che nei dintorni ci siano anche i tonni, attratti dalla presenza dei branchi di sardine, acciughe o quant’altro. 
  
 tonni a drifting
DRIFTING
Se nella zona dove siamo in pesca non si hanno segnalazioni può essere conveniente, dopo qualche ora d’attesa, spostarsi decisamente di zona. Anche in questo caso è difficile capire dove i tonni possano essere, sempre che in zona ce ne siano. La cosa migliore è forse spostarsi in zone conosciute, dove in precedenti occasioni abbiamo vissuto l’incontro con questi pesci o dove da informazioni certe sono stati avvistati nei giorni precedenti. Lasciare la nostra zona di pesca per un’altra è sempre una scelta difficile. I tonni sono in continuo movimento e potrebbero incontrare e risalire la nostra scia di pastura in qualsiasi momento. Capita infatti di allamare anche dopo ore di pasturazione infruttuosa, quando ormai, persa la speranza, ci si era ormai rassegnati ad uno sconsolarto rientro a mani vuote.
   

C’è una circostanza però nella quale è bene rompere ogni forma di indugio, quella in cui vengano segnalate, per radio o per telefono, delle allamate in una zona da noi raggiungibile. I tonni stanno spesso in branco. Ferrato uno, è molto probabile che ce ne siano anche degli altri che per un pò si aggirano nella stessa zona. Perché non approfittarne?

 

dentici
  
COSTIERA
Altra situazione non facile da “leggere”. I pesci che non prendiamo potrebbero non essere in attività alimentare (se stiamo pescando col vivo) o in fase aggressiva (se stiamo trainando con gli artificiali). Sono situazioni che si verificano piuttosto frequentemente. Oppure potrebbero essersi allontanati da dove li stiamo cercando a causa di mille motivi. La corrente, lo stato del moto ondoso, la pressione atmosferica, la fase lunare, la marea, la luminosità della giornata, la torbidità dell’acqua, la presenza del pesce foraggio, sono tutti elementi che concorrono a modificare le nostre possibilità di successo.
 
Molti di questi fattori sono delle costanti con le quali dobbiamo fare i conti e contro i quali nulla possiamo fare. Altri no, però.
 

Allora possiamo cercare il pesce che si è spostato. Più a fondo, magari, ma anche, al contrario, sopra il termoclima. Oppure sul cappello della secca perché in quel momento è in caccia. O sul versante opposto, per sfruttare a pieno la presenza della corrente. Vale la pena di provare, prima di arrendersi alla inevitabilità di un cappotto. Alle volte per trasformare un insuccesso in una giornata trionfale basta davvero poco.

  

leccia e serra
FOCE
Come sopra, con qualche variabile in più dovuta alla presenza del fiume che getta acqua dolce in mare. Acqua più o meno fredda, con maggiore o minore portata, più o meno torbida, più o meno inquinata. Situazioni che, di conseguenza, possono essere ancora più difficili da decifrare.Un motivo in più per ampliare le ricerche se di pesce in giro non se ne vede, né in attività superficiale né più a fondo con l’uso di un buon ecoscandaglio. Allora è il caso di cercarlo più fuori, ad esempio. Oppure fuori dalla corrente. O addirittura all’interno del fiume, perché no.
  
Occhio ai gabbianie agli altri uccelli marini. Quasi sempre sono attratti dai detriti portati dalla corrente ma alle volte ci sono i branchi di acciughette e in quei casi non sono quasi mai da soli …
 
Concludendo, è senz’altro vero che i pesci stazionano quasi sempre nelle stesse zone ma in certe particolari situazioni … cambiare posto è la mossa giusta. 

 

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