Traina col vivo: esche a confronto
  
   
Uno degli elementi più determinanti nell’esito di una battuta di pesca è l’esca impiegata. Anche nella traina col vivo, questa semplice regoletta trova la sua conferma nella pratica quotidiana. Vediamo allora, sulla base della nostra esperienza diretta, quali esche impiegare preferibilmente, nelle varie situazioni di pesca. Nella pratica, poi, dovremo tener conto delle difficoltà di reperimento, perché spesso l’esca migliore è … quella che abbiamo nella vasca.
  
dentici
  
Considerazioni generali

L’esca ideale ha delle precise caratteristiche:

1) è un’esca che è predata abitualmente in quell’ambiente ed in quella stagione dai  pesci che vogliamo insidiare;

2) è un’esca di dimensioni proporzionate a quelle del pesce al quale è destinato;

3) è un’esca che mantiene una buona vitalità per lungo tempo;

4) è un’esca di facile reperibilità;

5) è un’esca che non richiede particolari accorgimenti per essere mantenuta in  piena forma in attesa di essere innescata.
  
Un’esca così probabilmente non esiste. Alcune di queste caratteristiche sono proprie di alcune esche, altre lo sono di esche diverse. Vediamole più nel dettaglio.
     
Calamaro vivo
  
Calamaro
  
E’ l’esca principe per le ricciole ed i dentici, molto gradita anche da cernie e prai. Ha un potere adescante eccezionale. Di contro, è tipica dei soli mesi freddi; il suo reperimento obbliga a pescate notturne, particolarmente disagievoli in pieno inverno; solo in alcune specifiche zone è possibile pescarla senza eccessiva difficoltà; è un’esca molto delicata da mantenere viva, fortuna che mantiene una buona efficacia anche dopo morta, per un po’ di tempo e se ben conservata.
 
Seppia

Non è come il calamaro, però si fa valere con i medesimi pesci. La sua stagionalità va dall’autunno alla primavera. Non è così difficile pescarla se si hanno zone sabbiose a portata di barca ed è possibile anche ricorrere a chi la pesca la pratica in modo professionale. Ha una vitalità eccezionale e può essere conservata per giorni disponendo di una nassa in acqua. Come il calamaro, mantiene una buona efficacia anche da morta, se ben conservata.
  
Aguglia

Un tempo si riteneva fosse l’unica esca che avesse successo nella traina col vivo a dentici e ricciole. In alcune zone, ha ormai perso in parte efficacia con questi pesci mentre risulta ancora eccezionale per i serra e le lampughe, discreta per le lecce, specie se di generose dimensioni. E' apprezzata anche da cernie e barracuda. Presente lungo costa in estate ed in autunno, in molte zone è di facile cattura ma in altre è piuttosto rara. Molto vitale anche da innescata, non è così facile da mantenere viva e richiede alcune accortezze quali l’uso della vasca rotonda piuttosto che l’agugliara. Da morta è ancora perfettamente utilizzabile con i serra.
   
 leccia e tre serra
  
Sugarello

Esca buona per le ricciole e per le lecce solo se di dimensioni adeguate. Ottima, invece, nelle dimensioni abituali, per i dentici, i serra ed i barracuda. Presente in branchi vicino alla costa dalla tarda primavera all’autunno inoltrato ma non in tutte le zone. Non presenta particolari difficoltà di pesca, soprattutto a bolentino con i sabiki ma solo dopo averne individuato il branco con l’ecoscandaglio, cosa che alle volte è tutt’altro che facile. E’ un pesce di buona vitalità e di facile mantenimento in vasca. In nassa può essere conservato per qualche ora, poi è vittima di parassiti che ne minano la vitalità.
 
Occhiata

A seconda dellle dimensioni, è un’esca molto buona per le ricciole ed i dentici, discreta per i barracuda. Non è presente in tutte le zone ma solo in quelle rocciose o miste. Stagionalità: da primavera all’autunno, soprattutto, anche in inverno, seppure in minor quantità. Si pesca a traina con piume e piccoli artificiali od i vermi, soprattutto, e non sempre è facile da ingannare, specie nelle ore di maggior luce. Appena calata in acqua, emette molte vibrazioni, poi la sua vitalità diminuisce gradualmente. Si conserva bene nella vasca del vivo e nella nassa è anch’essa vittima dei parassiti dopo alcune ore di permanenza.
  
  
cefalo innescato vivo
 
Cefalo
  
Con dentici e ricciole è di scarsa efficacia; addirittura nulla se pescati in zone portuali. Ottimi invece per i serra e, di grosse dimensioni, con le lecce. Reperirli non sempre è la cosa più facile, in compenso è facilissimo conservarli e mantengono una eccezionale vitalità anche da innescati, per ore. Sopporta i cambi di salinità tipici delle  foci dei fiumi. I cefali più piccoli possono essere utilizzati per la traina alle spigole.
  
Aluzzo

Esca molto buona, se di dimensioni non eccessive, con le ricciole, le uniche che hanno un apparato boccale in grado di ingoiare pesci che comunque sono generalmente da oltre mezzo chilo. Presenti solo in zone rocciose, non sempre sono facili da pescare, in genere trainando con gli artificiali. E’ un pesce abbastanza vitale quando innescato, difficile però da conservare nella vasca del vivo dove, per ovvi motivi legati alle sue dimensioni, ha difficoltà di nuoto. Come tutti i pesci-esca di notevoli dimensioni, richiede inneschi con ami adeguati. I piccoli esemplari, trainati in foce, hanno dato ottimi risultati con i serra, anche da morti.
  
Lanzardo

In estate ed in autunno e se di dimensioni non eccessive può essere utilizzato con successo con ricciole, serra e lecce. Di facile cattura solo in certe zone ed in certi momenti particolari, può essere considerata un’alternativa ad esche più tradizionali. La sua conservazione non è agevolissima e richiede un innesco “per il naso” per conservarlo vitale più a lungo.
 
due ricciole
Fragolino

Esca prevalentemente invernale. Efficace con i dentici e gli ultimi serra di stagione. In genere è di facile cattura a bolentino e non richiede particolari accorgimenti per la conservazione in vasca ed in fase di innesco.
  
Salpa

Di sicura e provata efficacia per i dentici. Difficile da catturare se non si ha dimestichezza col rezzaglio; impossibile se la nostra zona è priva di rocce ed alghe sottoriva. Possiamo considerarla un’alternativa ad altre esche in caso di necessità. Buona la vitalità.
  
Boga

Altra esca “da dentice”. Se si trova il branco è facile da pescare a bolentino, con il pezzetto di sarda o anche con i sabiki. E’ però un’esca un po’ delicata, da maneggiare con cura in fase d’innesco.
  
Alaccia

Come la boga, l’efficacia con i dentici è provata ma la sua cattura è condizionata dall’individuazione di un branco, cosa non sempre facile. Col sabiki si prendono con relativa facilità.
   
leccia e serra
  
Leccia stella

Utilizzata in foce, non è una “prima scelta” ma ha comunque una sua validità. Il rendimento non è costante e solo in certe occasioni lecce e serra mostrano di gradirla. E’ un “jolly” da giocare in situazioni difficili o per assenza di altre esche più affidabili.
  
Anguilla
  
Le cechette, vale a dire le anguilline piccole, trovano la loro utilizzazione in zona di foce e in zone portuali nella traina alle spigole. Gli esemplari più grossi, in genere utilizzati da morti, sono molto graditi ai serra.
  
Grongo
  
I gronghetti, al pari delle anguille, vengono utilizzati da morti nella traina ai serra ed hanno, con questi pesci, un sicuro e provato rendimento.
  
Altro
  
In caso di necessità, è possibile innescare anche altri pesci. Tutti i pesci azzurri ad esempio, compresi i tombarelli e le piccole palamite che però sono molto difficili da mantenere vivi, per insidiare le ricciole spesso in caccia sulle mangianze. Per i dentici si possono utilizzare i piccoli pesci di fondo, le perchie, le castagnole, le menole, i pesci lucetola. In teoria la lista potrebbe includere un po’ tutti i pesci e non è detto che, in caso di difficoltà nel reperimento delle esche più tradizionali, si debba per forza rinunciare ad una pescata. Per l’uso in foce, a serra e lecce, abbiamo verificato l’efficacia anche dei pesci d’acqua dolce, i cavedani ad esempio, a patto però di non portarli là dove l’elevato tasso di salinità ne provoca la morte quasi immediata.


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