Ricciola presa a traina o a bolentino?
Nella pesca esistono giornate particolari, catture appaganti, delusioni cocenti, situazioni strane, che rimangono impresse nella nostra memoria per anni e forse per tutta la vita. Sono sicuro che questa pescata invernale é una di quelle.
Dicembre, le previsioni meteo promettono una bella giornata con un grecale leggero di mattina e uno scirocco in calo nel pomeriggio.
Carichiamo la barca con l’attrezatura e usciamo dal porto di Ostia, il mare é calmo, appena increspato.
Sono in compagnia di Massimo, un amico di vecchia data che negli ultimi anni é diventato mio assiduo compagno di pesca, con la sua o, come in questa occasione, con la mia barca.
Vogliamo andare a trainare su una secca rocciosa e siamo in mare abbastanza presto per procurarci l’esca viva. Visto il periodo cerchiamo le seppie, ne abbiamo anche un po' congelate dopo una pescata precedente ma vive é meglio. Il problema é che ne servono tante vista la massiccia presenza delle tanute nella zona dove vogliamo pescare oggi e la cosa ci tiene impegnati per buona parte della mattinata.
Finalmente, con una decina di seppie vive nella vasca, ci portiamo nella zona di pesca. Già alcune imbarcazioni sono in attività ed altre ne arriveranno successivamente. Riconosciamo alcuni amici che stanno trainando con i motori elettrici di prua mentre altri pescano a scarroccio, sfruttando il vento.
In questo periodo oltre ai consueti predatori di fondo si possono trovare le orate che si raggruppano per il così detto “montone” e tenendo conto di questa opportunità peschiamo con una assetto light, poco piombo, preterminale di 4 metri e terminale di 2 di fluorocarbon dello 0,50 con ami VMC piuttosto piccoli, del 2/0.
Con le seppie é necessario trainare molto lentamente e lo facciamo a scarroccio, intorno al mezzo nodo.
Come previsto, ogni tanto ci imbattiamo nei branchi di tanute che attaccano in massa le seppie uccidendole in breve tempo e costringendoci a sostituire l’esca.
Dopo un po' di passate a vuoto troviamo una zona dove l’ecoscandaglio mostra delle marcature interessanti. I pesci sono attivi e non ci sono solamente le solite tanute.
Il primo pesce che sale a bordo lo prende Massimo, é un praio che non arriva al chilo di peso e che per questo decidiamo di rilasciare in mare.
Poi ancora Massimo ferra deciso e questa volta é una bella orata sul chilo e mezzo di peso che porta al guadino.
Ferrare al momento giusto le orate non é cosa facile specialmente quando mangiano insieme alle tanute, si deve riconoscere la tocca giusta in mezzo a quelle dei pesci più piccoli e scegliere il momento giusto in cui si presume che il pesce abbia un amo in bocca. Fondamentale é pescare con la canna in mano e la massima concentrazione.
Finalmente é il mio turno. Una toccata più decisa e ferro: strike! Si tratta di un dentice, di poco sotto al chilo e mezzo, destinato alla cena di Natale.
Alla successiva passata sulla zona individuata la storia si ripete e un altro pesce mangia sulla mia esca. Si tratta della seconda orata, un poco più grossa di quella di Massimo. Nei giorni scorsi ne sono state catturate di grandi, anche di 4, 5, 6 chili. Le nostre sono molto più piccole ma pur sempre dei bei pesci.
Nel frattempo, il vento, che era girato da grecale a scirocco, cala di intensità, ormai si scarroccia a 0,2 nodi. Il sole inizia a calare e Massimo suggerisce di rientrare in porto come in tanti hanno già fatto ma il tardo pomeriggio é talmente bello… “Facciamo l’ultima passata” dico io e così é stato.
Ormai siamo pressoché fermi, io alleggerisco ancora il piombo guardiano e tengo bene il fondo anche con un piombo di un etto tanto che la lenza é perfettamente verticale sotto la barca. In pratica pesco a bolentino con una montatura da traina e una seppia viva che nuota liberamente sul fondo.
Una barca di amici, Dario ed Alessandro, si é fermata a una decina di metri da noi, ci mostrano soddisfatti le loro catture, una bella cernia sui quattro chili ed una orata di un paio di chili.
Mentre scambiamo due chiacchiere, improvvisamente avverto una mangiata piuttosto delicata, ferro una prima volta, una seconda e il pesce parte deciso. Non é un’orata e nemmeno un dentice, é un pesce di ben altre dimensioni. Penso subito alla ricciola, Dario non ne é convinto ma cambierà idea.
Nel giro di un minuto ha girato attorno a tutte le lenze in acqua, quelle di Dario, di Alessandro e di Massimo. Una ad una tagliamo tutte le lenze dei miei amici e posso concentrarmi nel recupero del pesce.
Ho preso molte ricciole negli anni in cui frequentavo la Corsica e conosco bene il loro modo di opporsi alla cattura. Potenza ma anche intelligenza. Dovrei staccarla dal fondo per evitare lo sfregamento della lenza sulla roccia ma non posso forzare troppo, lo 0,50 in fluorocarbon del terminale non é nemmeno doppiato e ho paura che possa cedere, abraso dai piccoli denti presenti nell’apparato boccale della ricciola, tuttavia é ancora lì che tira, mi sorprende che non sia ancora riuscita a liberarsi.
Dopo una decina di minuti sembra che inizi a mollare un po', le ripartenze sono meno fulminee e le fughe sono meno lunghe, riduco la distanza e inizio a sperare di riuscire a portare a termine la cattura.
Altri cinque minuti e finalmente il pesce si stacca dal fondo, inizia a girare in cerchio e a salire verso la superficie ma di tanto in tanto avverto ancora le sue potenti testate.
L’acqua é particolarmente limpida, la superficie del mare nemmeno increspata e nella luce del tramonto vedo la ricciola ormai vinta ad una ventina di metri sotto la barca. Ormai sale a spirale adagiata su un fianco e non oppone più resistenza. La partita si chiude raffiando il pesce ed issandolo in barca.
Alessandro ha filmato le fasi finali del combattimento col pesce, la sua cattura e i nostri festeggiamenti.
Più tardi la bilancia fisserà il peso della ricciola a 27,2 chili. Ne ho prese di più grandi ma sono sicuro che questa resterà a lungo nei miei ricordi.
Un solo dubbio, ma l’ho presa a traina o a bolentino?
