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Il fiume Tevere nel suo tratto finale



Le sorgenti del fiume Tevere si trovano a 1268 metri sul livello del mare, sulle pendici del Monte Fumaiolo. Il fiume scorre per 405 chilometri attraverso le regioni dell’Italia centrale, la Toscana, l’Umbria ed il Lazio, per sfociare finalmente nel Mar Tirreno a Fiumicino dopo aver attraversato Roma.

  
A questo fiume è legata indissolubilmente la storia di Roma, come testimoniano le rovine di Ostia Antica, lambite dalle acque del nostro “biondo” Tevere.

  
L’ultimo tratto del fiume si divide in due rami che, dando origine all’Isola Sacra, vanno a sfociare ad una distanza di circa due miglia l’uno dall’altro. Il ramo di maggior dimensione, quello posto tra Fiumicino e Ostia, è chiamato in zona “Fiumara” mentre l’altro, quello più a Nord, è spesso identificato dal nome del più noto ristorante di Fiumicino, “Bastianelli”. Entrambi i rami sono navigabili, tanto che risalendo il fiume dalla foce, è possibile percorrerlo fino all’Isola Tiberina in pieno centro di Roma.

  

fiume tevere - 1

  
Dal punto di vista della pesca che noi pratichiamo, il tratto di nostro interesse è quello degli ultimi 5-6 chilometri, fino alla foce. In questo tratto, infatti, non sono presenti solo pesci d’acqua dolce, come anguille, carpe, cavedani, carassi, siluri e lucioperca ma anche i pesci che dal mare risalgono il fiume, come i cefali e le spigole.

  
Proprio queste due specie sono di nostro interesse anche se per motivi profondamente diversi. I cefali perché costituiscono ottime esche per la pesca col vivo in foce, specificatamente per i serra e le lecce, le spigole perché costituiscono prede di prestigio per noi appassionati pescatori sportivi.

  
In questo tratto, sorgono fatiscenti baracche attrezzate con i bilancioni, numerosi cantieri navali, darsene e veri e propri porticcioli. Di fatto, questo tratto del Tevere costituisce il più grosso porto turistico del Tirreno Centrale.

  
Di tanto in tanto, però, le rive sono rimaste libere da manufatti e offrono rifugio per i numerosissimi uccelli acquatici, alcuni stanziali, altri migratori che vengono qui a svernare. Sono presenti gli anatidi (germano, fischione, marzaiola, alzavola), i rallidi (gallinella, porciglione), i trampolieri (airone cenerino, garzetta) e saltuariamente anche i cigni. Le rive terrose vengono utilizzate dai coloratissimi gruccioni per scavare le gallerie dei loro nidi. Ma non solo gli uccelli sono presenti in questa zona. Oltre al ratto comune ed alla pantegana, ci sono anche le nutrie, le bisce d’acqua e, incontro forse meno inquietante, numerose tartarughe d’acqua. Insomma, le sorprese non mancano davvero durante la navigazione di questo tratto di fiume, a rendere un po’ più “naturale” il panorama.

  
All’alba poi, quando il sole appena sorto riesce a bucare la nebbia della notte, il fiume acquista un fascino del tutto particolare.

  

fiume tevere - 2


Un accenno alla pesca. Dicevamo dei cefali, numerosi e di generose dimensioni. Sono oggetto di pesca con i bilancini e anche con la canna, alla passata ed a fondo, innescando vermi o pasta a base di sfarinati. Nei punti ove si concentrano sono pescati anche “a strappo” con le sole ancorette.


Le spigole, che in questo tratto di fiume possono raggiungere dimensioni davvero molto grandi, anche 10 chili, sono pescate a traina con le testine di piombo e le piume dai “pipparoli” più o meno automatizzati (così chiamati per il movimento avanti e indietro impresso alle lenze, manualmente o tramite braccetto collegato a un motorino elettrico di un tergicristallo d’auto). Altra tecnica tipica, di notte, a fondo o alla passata innescando il vivo (cefaletto, gambero, anguilletta, bigattino, coreano) sia dalla riva che dalla barca ancorata. Anche a spinning è possibile effettuare catture da sogno.


Le spigole sono oggetto anche di pesca professionale. Ancora di più lo sono però le anguille, pescate con l’uso delle nasse.
 

  

    

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